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Classic tango

 

Classic Tango
Il DUO ALTERNO
Tiziana Scandaletti soprano
Riccardo Piacentini pianoforte e foto-suoni
DANIELA CAMMARANO violino
DAVIDE VENDRAMIN bandoneon

PROGRAMMA


Bruno Maderna (1920-1973)
Sérénade (1949) da “Liriche su Verlaine”
Igor Stravinskij (1882-1971)
Tango (1940) vers. per fisarmonica e pianoforte
Kurt Weill (1900-1950)
Youkali – Tango Habanera (1934)
Erik Satie (1866-1922)
Le Tango (1914) da “Sports et divertissements”
Mauricio Kagel (1931-2008)
Tango Alemán (1983)
Gija Kantscheli (1935)
Statt eines Tangos (Instead of a Tango) (1996)
Riccardo Piacentini (1958)
Tan-go! (2015)
Franco Piersanti (1950)
Montalbano Noir (2000)
Astor Piazzolla (1921-1992)
Michelangelo 70 (1969)
Sentido unico (...)
Vuelvo al Sur (1987)
Ennio Morricone (1928)
Tango (vers. 2017) (vers. dedicata al Quartetto CLASSIC TANGO)
Prima esecuzione assoluta


Maderna, Stravinskij, Weill, Satie, Kagel... Basterebbero questi cinque nomi a evidenziare come il tango – dai bassifondi di Buenos Aires agli eleganti salotti europei del primo anteguerra, fino alle più blasonate programmazioni concertistiche – abbia vissuto e viva tuttora una storia progressiva che ha a dir poco del prodigioso, archetipo di un meticciato artistico che pare non conoscere fine né confini, e con quali risultati!
Naturalmente c'è anche, e si potrebbe dire soprattutto, Astor Piazzola, di origini rigorosamente italiane, che si colloca su un crinale che, per quanto travolgente e al tempo stesso sofisticato, più “tanghero” e popolare (in tutti i sensi) non potrebbe essere.
La sorpresa sta dunque nel come artisti di estrazione inequivocabilmente “colta”, Weill incluso, si siano appropriati di un genere e di una forma di pensiero che si presume a loro inizialmente estranea. Enrique Santos Discépolo, paroliere di Carlos Gardel, definì il tango «un pensiero triste che si balla». In questa definizione si coglie tutta la sfida a cui cinque autori così diversi si sono prestati: un pensiero “altro”, anzi una vera e propria filosofia di vita e di arte; ma anche un pensiero triste, intriso di irriducibile nostalgia; e un pensiero che è musica e danza insieme, né può esistere in alcun modo come solo musica né come sola danza.
Stravinskij, in una delle sue interviste con Robert Craft, sosteneva che la musica tonale è tutta e senza eccezione musica di danza. Splendida e graffiante osservazione. In ciò il tango è musica tonale per eccellenza, ma “altra” e, in più, triste. Due irresistibili ragioni di fascino.
Il programma presenta inoltre quattro lavori di autori viventi che si contrappuntano ai sei di cui si è detto: sono quelli che includono i nomi di Ennio Morricone, qui presente con una prima assoluta di una versione da lui stesso firmata per il Quartetto CLASSIC TANGO di uno dei suoi più celebri tanghi; del compositore transcaucasico Gija Kantscheli, ora residente in Belgio, personalità eclettica che ama mescolare elementi di matrice tonale e/o popolare a una dichiarata concezione di tipo narrativo-cinematografico; del compositore romano Franco Piersanti, arcinoto per la sua colonna sonora de Il commissario Montalbano di cui il programma presenta il tango Noir in una versione originale per violino, bandoneon e pianoforte; e di chi scrive queste note, che qui rivive in chiave criptica ma non tanto, e con uso di “foto-suoni” registrati in Plaza de Mayo a Buenos Aires e in quel luogo magico e sperduto dell'Uruguay che sono le coste atlantiche della Pedrera, alcuni dettagli sottilmente intrisi di tango della Sérénade di Maderna proposta in apertura del concerto.
Riccardo Piacentini
 

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