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Concerto per "Laudes Paschales"

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Rive-Gauche Concerti per il Coordinamento Associazioni Musicali di Torino
Rassegna “Laudes Paschales”, Chiesa del Corpus Domini, 17 aprile 2014 ore 21
"Capolavori barocchi e metafore in dono"
Jan Reznicek e Eduard Spacil, viola e clavicembalo digitale
Riccardo Piacentini,
foto-suoni con letture da Hannah Arendt sul “dono della metafora”

Programma

Jean-Marie Leclair (1697-1764)
Sonata per viola
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Aria sulla IV corda *
Georg Friedrich Händel (1685-1759)
Lascia ch’io pianga *
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Corale “Jesus bleibet meine Freunde” *
Johann Pachelbel (1653-1706)
Canone in re maggiore *

* Versioni per viola e clavicembalo digitale di Jan Reznicek e Eduard Spacil

“La prima parte del programma si incentra su cinque capolavori della letteratura musicale barocca a firma dei massimi esponenti: in ordine cronologico di nascita, i tedeschi Johann Pachelbel e Johann Sebastian Bach, l’anglo-sassone Georg Friedrich Händel (sassone di natali, ma vissuto sin dall’età di ventisei anni  in Inghilterra) e il francese Jean-Marie Leclair. Due sono le particolarità con cui questo repertorio viene ora presentato: l’una riguarda gli strumenti prescelti, viola e clavicembalo digitale; l’altra il dialogo tra musica, letture e “foto-suoni”. Non quindi un programma routinier di brani barocchi più volte ascoltati, bensì una loro attualizzazione nel contesto in cui viviamo e operiamo. I due interpreti, il violista di Brno Jan Reznicek e il pianista e compositore di Praga Eduard Spacil, contribuiscono con le loro plurime esperienze a riconsegnarci in modo nuovo e sorprendente questi capolavori. Reznicek, membro del Janacek String Quartet, spazia senza limiti tra la viola degli albori e quella delle più recenti sperimentazioni, e Spacil è personaggio musicale eclettico, la cui attività di concertista e compositore attraversa ambiti e generi differenti, dal classico all’elettronica al jazz, sempre prediligendo le esperienze votate alla contemporaneità e promuovendo i più sofisticati strumenti a tastiera dell’era digitale. Possiamo così assistere a un exploit di timbri in parte inattesi. Alle performance dei due artisti cechi si intercalano le letture e i foto-suoni di Riccardo Piacentini, dove i testi di Hannah Arendt sul “dono della metafora”, tratti in particolare da Le origini del totalitarismo (tr. it. Milano 1967) e La vita della mente (tr. it. Bologna 1978), interagiscono plasticamente con estratti del paesaggio sonoro, i “foto-suoni” appunto, registrati dallo stesso Piacentini nei suoi viaggi di concerti con il Duo Alterno nei cinque continenti e com-posti in sollecitanti metafore musicali. L’ottica è di tipo sinestesico."
Tiziana Scandaletti

Jan Reznicek
è nato a Brno (Repubblica Ceca), dove tuttora risiede, nel 1959. Ha studiato dapprima violino e poi viola al Conservatorio della sua città e alla Janácek Academy of Music and Performing Arts (JAMU). È stato primo violino dell’Orchestra Filarmonica di Stato di Brno, poi violista, e per oltre vent’anni membro stabile del Moravian Quartet (sei anni come violinista e, dal 1992, come violista). Nel 1996 ha ottenuto il suo secondo diploma, in viola, distinguendosi tra i più brillanti allievi del Professor Kratochvíl. È ora viola del prestigioso Janácek String Quartet e, dal 1990, docente al Conservatorio di Brno. Per due anni ha anche insegnato alla Janácek Academy of Music and Performing Arts. Il suo repertorio è estesissimo, dal barocco ai contemporanei, con grande duttilità e attenzione per i numerosi brani a lui dedicati. La sua attività concertistica spazia dal suo Paese di origine ai principali festival e rassegne di tutto il mondo. Importante negli ultimi anni la collaborazione con il Creatives Centrum Wien e con il compositore Kurt Anton Hueber, di recente scomparso.

Eduard Spacil, nato a Liberec nel 1950 (Repubblica Ceca), ha compiuto gli studi di pianoforte e composizione al Conservatorio di Brno e all’Accademia di Musica di Praga. Nel 1970 ha vinto il secondo premio al Concorso Smetana di Hradec Králové e un anno dopo il Premio del Ministero della Cultura della Repubblica Socialista Ceca. Dal 1973 al 1982 ha insegnato al Conservatorio di Pilsen. Nel 1975 è stato tra i fondatori del Barok Jazz Quintet con il quale ha viaggiato per tutta Europa tenendo oltre duemila concerti. Attualmente è il direttore artistico di questo importante ensemble. Dal 1980 al 1990 ha lavorato intensamente come compositore, concentrandosi particolarmente sulla musica elettroacustica. Dal 1990 ha collaborato con la Yamaha Company come promotore delle sue tastiere e, nella fattispecie, i suoi pianoforti digitali. Personaggio musicale eclettico, la sua attività di concertista e compositore attraversa ambiti e generi differenti, dal classico all’elettronica al jazz, sempre prediligendo le esperienze votate alla contemporaneità, per le quali ha tenuto decine e decine di prime esecuzioni.

Alle performance dei due artisti cechi si intercalano le letture e i foto-suoni di Riccardo Piacentini, dove i testi di Hannah Arendt sul “dono della metafora”, tratti in particolare da Le origini del totalitarismo (tr. it. Milano 1967) e La vita della mente (tr. it. Bologna 1978), interagiscono plasticamente con estratti del paesaggio sonoro, i foto-suoni appunto, registrati dallo stesso Piacentini nei cinque continenti e com-posti in sollecitanti metafore musicali. L’intento è di unire capolavori musicali barocchi per strumento ad arco e cembalo (qui digitale) a letture e paesaggi sonori recenti in un’ottica sinestesica.
 

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