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La voce contemporanea in Italia vol 2

Indice
La voce contemporanea in Italia vol 2
Interviste ai compositori
Recensioni
Interviste al Duo Alterno

CD Stradivarius (Milano, 2006) prodotto da Rive-Gauche Concerti con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione CRT.
Questo è il secondo CD della serie dedicata al repertorio vocale da camera italiano del '900 e contemporaneo.
Interpreti: Duo Alterno (Tiziana Scandaletti soprano, Riccardo Piacentini pianoforte), con la partecipazione di Madeleine Shapiro violoncello.


Estratto da "La voce contemporanea vol. 2"


TRACKLIST
Ennio Morricone
da Epitaffi sparsi per voce e pianoforte (1992/3) (ca. 11’)
I) Epitaffio degli Epitaffi
II) Iperteso
III) Tu che passando osservi
VIII) Si dette
XIV) Per anni studiò da pianista
Testi di Sergio Miceli
Edizioni BMG-Ricordi

Bruno Maderna
da Liriche su Verlaine per voce di soprano e pianoforte (1946/7) (ca. 8’)
- Aquarelles
- Sérénade
Testi di Paul Verlaine
Edizioni Suvini Zerboni

Ada Gentile,
La giornata di Betty Boop
Piccole scene buffe per pianoforte e voce femminile liberamente intonata (2005) (ca. 7’)
Dedicato al Duo Alterno
I) I pensieri di Betty Boop
II) A passeggio con Boby
III) Giocando a palla
IV) Lezione di solfeggio
V) Pattinando sul ghiaccio
VI) A scuola di ballo
- A tempo di valzer
- American rock
Testi di Sandro Cappelletto
Edizioni RAI-Trade

Carlo Mosso
da 12 Canzoni piemontesi (dalla raccolta di Leone Sinigaglia) (1968/70) (ca. 8’)
- Son le fiëtte di Moncalé
- Ò muliné dla bon-a ventura
- Timidezza
Testi popolari anonimi
Lycos Edizioni Musicali

Luciano Berio
Quattro Canzoni popolari per voce e pianoforte (1946/73) (ca. 10’)
- Dolce cominciamento
Testo di anonimo siciliano del XIV secolo
- La donna ideale
Testo di ignoto genovese
- Avendo grand disìo
Testo di Jacopo da Lentini
- Ballo
Testo di ignoto siciliano
Edizioni Universal

Salvatore Sciarrino
da Vanitas per voce, violoncello e pianoforte (1981) (ca. 16’)
- Ultime rose
Madeleine Shapiro, violoncello
Testi di Martin Opitz, Johann Christian Günther, Christoffel von Grimmelshausen
Edizioni Ricordi

Il Duo Alterno racconta...

“Le relazioni che possono intrecciarsi tra un Duo dedito alla musica del ‘900 e contemporanea e l’universo culturale in cui vive immerso e da cui attinge ogni giorno energia, ricambiandola, sono davvero molteplici. Da un lato c’è il filo diretto che attiva il link tra le sue attività e quelle dei compositori viventi (o, per chi fosse trapassato, i suoi eredi: parenti ed editori); dall’altro c’è la “corrispondenza di amorosi sensi” che si viene a creare con il pubblico e i vari target, inclusi gli studenti, corrispondenza che non potrebbe avere luogo se non ci fosse anche un terzo elemento, e cioè una fitta rete di raccordo con gli organizzatori e chi decide delle strategie culturali dentro e fuori le sale da concerto.

Sopra di tutto c’è però la musica, la pagina scritta che il compositore, almeno nella nostra tradizione occidentale, consegna all’interprete, direttamente o tramite il suo editore, affinché venga tradotta in suono vivo per chi la dovrà poi ricevere, vale a dire il pubblico e chi media nel settore organizzativo e strategico-culturale. Il percorso potrebbe allora somigliare a un cerchio: c’è un pubblico e ci sono delle richieste sociali e culturali prima che propriamente musicali; c’è un committente che, se la congiuntura degli astri e del fondo monetario lo permetteranno, elargisce fondi per la cultura; c’è chi scrive musica (non sempre in congiuntura); c’è chi edita e pubblica questa musica; c’è chi la studia e la “traduce” in suono vivo, in una parola la interpreta; c’è chi cerca senza tregua le occasioni di esecuzione (agenzie e, più volte, gli stessi performer in versione “fai da te”); c’è chi organizza e decide le sorti culturali, di comune o non comune accordo con altre forze; c’è chi amplifica battendo la gran cassa dei media... e c’è di nuovo il pubblico, variamente ignaro, su cui ricade questa montagna che cammina.

Il cerchio e le metafore sono un po’ semplificate, bisogna ammetterlo, e qualche frammento della circonferenza potrebbe staccarsi e allontanarsi dal centro, ma tutto sommato rispondono alla diretta esperienza che noi, Duo Alterno, abbiamo vissuto in questi primi nove anni di tournée in ventidue paesi del mondo e quattro continenti. E’ ben chiaro che i rapporti di cui parliamo modulano, e anzi avvinghiano tra loro, aspetti sia umani sia artistico-professionali, comportando un imprevedibile grado di complessità, ed è chiaro che la storia che ne consegue è un po’ come le “arie di coloritura” della tradizione belcantistica: piene di abbellimenti apparentemente improvvisati e di “riprese variate”.

Ma veniamo al primo punto e tocchiamo una zona “scoperta” del nervo compositore-interprete. Se la pagina scritta afferma esplicitamente ciò che poi il compositore vivente nega, che cosa ha da fare l’interprete? Leggere una partitura è diverso che leggere un libro: la prima chiede di farsi “ascoltare”, il secondo non necessariamente. E allora, se la pagina conferma con esattezza un metronomo, un segno di rallentando o accelerando, una indicazione espressiva non equivocabile, una prescrizione che il compositore, ancora vivo, non ricorda o confonde con altra di una versione successiva o precedente oppure ritiene semplicemente che vada cambiata, qual è l’atteggiamento deontologicamente corretto da parte di chi interpreta? Qual è il suo legittimo margine di azione? Vecchio problema, si dirà, su cui si sono disputate polemiche già un centinaio d’anni fa.

Stiamo parlando, ovviamente, di brani editi, di brani che sono ormai consegnati ufficialmente alla pubblica fruizione e che, una volta sbrigate le pratiche con la locale SIAE – e quindi anche con il compositore, l’editore e/o gli eventuali eredi –, non richiedono altre urgenze “morali” se non quella di essere eseguiti nella più totale serietà che la professionalità dello specifico interprete consenta. Stiamo inoltre parlando non di refusi di stampa o di errori dovuti alla mano o al software del copista e quindi ratificati dall’edizione a stampa, ma di soluzioni alternative che comportano risultati espressivi e comunicativi diversi. Nello star system che collaziona decine e decine di interpretazioni di una stessa sinfonia di Beethoven che vengono dichiarate diverse tra loro, questo sembrerebbe un problema di lana caprina. Ma Beethoven conserva un’inquietante aura sacrale che – unita a quella della “stella” di turno (direttore, cantante, pianista...) e a tutto il battage culturale-pubblicitario che esalta e l’uno e l’altra – sembra legittimare da sola, e anzi implicare, qualunque lettura “geniale”, a discapito di quanto ci sia veramente scritto sulla pagina dell’altrettanto geniale defunto. Le prassi filologiche non sembrano favorire migliori soluzioni e, intanto, il compositore vivente o i suoi eredi reclamano più voce in capitolo...

La nostra scelta è stata, dopo i colloqui diretti con Luciano Berio, Ennio Morricone, Ada Gentile e molti altri – per citare soltanto autori contenuti in questo CD –, di rispettare in primis la pagina scritta e, ove questa risultasse contradditoria o non esplicita, la parola del compositore. Quando un giorno fu chiesto a Franco Donatoni quale dei suoi lavori preferisse, rispose: “Nessuno. Sono tutti figli miei.” Ecco, noi propenderemmo per una figliolanza cui le sia riconosciuta una vita autonoma, anche nella contemporaneità, senza rinnegare il proprio stato di famiglia e al tempo stesso non subendo atteggiamenti paternalistici esibiti fuori tempo massimo. Scelta drastica, forse, ma che, al di là dei refusi del compositore e dell’interprete, potrebbe farsi garanzia di uno studio e una ricerca che antepone su tutto la musica rispetto al divo del momento, compositore o interprete, verso il quale non verrà a mancare, proprio per questo, il reciproco e massimo rispetto.

Secondo e terzo punto: la “corrispondenza di amorosi sensi” con il pubblico e le strategie organizzative e di chi gestisce le programmazioni culturali. La “corrispondenza” è un aspetto cui abbiamo sempre rivolto molta attenzione. Tra le esperienze più intense ed emozionanti ci piace ricordare quelle nei paesi dell’Asia centrale (in particolare le due tournée in Uzbekistan e i concerti e le master-class in Kazakhstan), ma anche il “contatto” innescato con il pubblico della Aarhus Universitet in Danimarca, o la bella e inattesa collaborazione con la Wilfrid Laurier University di Waterloo-Toronto in Canada, o ancora la “electric experience” (questo fu il titolo di una recensione) alla Madras Musical Association di Chennai, o più recentemente l’interesse dimostrato a New York dagli studenti e dai professori del Mannes College of Music o l’apprezzamento dimostrato dal pubblico di San Pietroburgo nel nostro concerto alla Composers’ Union... La consensualità sperimentata in queste situazioni hanno generato in noi una spinta energetica superiore a quella di una splendida recensione.

Quanto alle strategie organizzative e ai promotori culturali, ci siamo accorti non senza sorpresa che il più coriaceo degli interpreti, quando agisca in virtù di progetti a lunga gettata e soprattutto ad alta qualificazione, può in qualche misura condizionare i “maestri di cerimonia” e, più in genere, l’“apparato scenografico” (come lo chiamerebbe Paul Feyerabend) attraverso cui la cultura trasmette i propri genomi e, insieme, gli “errori genetici” che le permettono di evolvere. Accade così di constatare che il sistema culturale, oggi come ieri, può persino tener conto, inglobandoli ma nel contempo facendosene in parte modellare, molti degli input che soltanto il brulicante patrimonio di cultura “viva” rappresentata da compositori e interpreti dell’oggi, anche quelli meno intrisi di protagonismo, gli sa pervicacemente e vitalmente comunicare.”



 

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