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Musiche della Reggia di Venaria Reale

Indice
Musiche della Reggia di Venaria Reale
Testi
Autori e interpreti
Le Musiche della Reggia di Venaria Reale, “foto-musica con foto-suoni”® di Riccardo Piacentini sono incise su CD (RG 00015) prodotto dalla Rive-Gauche Concerti. Interpreti: Tiziana Scandaletti, soprano; Mario Tento, bass-baryton; Sandro Cappelletto, voce narrante; Academia Montis Regalis.

Estratto da "Musiche della Reggia di Venaria Reale"

Presentazione di Giampiero Leo (Assessore alla Cultura della Regione Piemonte) e di Alberto Vanelli (Direttore Regionale ai Beni Culturali)

Accedere oggi all’interno del complesso de La Venaria Reale significa addentrarsi in un immenso cantiere che si muove quotidianamente ormai da quattro anni: lo sguardo viene inevitabilmente immerso in chilometri di ponteggi ed impalcature, e ovunque si scorgono macchinari e gru che senza sosta si spostano diretti da decine di ingegneri ed architetti con centinaia di addetti ed operatori al seguito.

Percorrere la Reggia di Venaria significa anche introdursi in un ambiente sonoro ricco di fascino, dove proprio il ritmo dei colpi di cantiere riesce a far intuire ed evocare le prospettive, i colori e le forme di ciò che "era" e che sta di nuovo per "essere". Questa particolare sonorità, disseminandosi negli spazi aulici del complesso, restituisce ad essi forma e vitalità: il CD Musiche della Reggia di Venaria Reale intende proporla come un’ideale visita acustica, realizzata attraverso un suggestivo assemblaggio fra i suoni naturali carpiti dal cantiere e quelli acustici ricreati da strumenti barocchi originali, intervallati da autentiche musiche barocche suonate e poi registrate sempre negli spazi della Reggia, sotto la direzione artistica del maestro Riccardo Piacentini.

Il CD è dunque una documentazione straordinaria del work in progress de La Venaria, una sorta di straordinario reportage sonoro sul progetto di recupero e riqualificazione dell’ex-complesso sabaudo che, fortemente voluto e promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Piemonte, rappresenta una delle più rilevanti operazioni di valorizzazione di un patrimonio culturale in atto in Europa.

 

Presentazione di Attilio Piovano (musicologo)

Un CD dal contenuto davvero inconsueto, volto alla sonorizzazione della barocca e sabauda Reggia di Venaria attualmente in fase di restauro: oggi il cantiere culturale più vasto d’Europa, come da più parti è stato notato, ed in un futuro prossimo luogo di fruizione artistica a 360 gradi. Due gli autori piemontesi di epoche e stile diametralmente distanti, il barocco Giovanni Lorenzo Somis ed il contemporaneo Riccardo Piacentini cui si deve l’operazione di sonorizzazione della Reggia medesima, ideale percorso sonoro di visita attraverso i vari luoghi cardine del sito sabaudo – dalla Torre dell’Orologio alla Galleria di Diana, dai cortili alla cappella – attraverso una sagace ricostruzione sonora con materiali di diversa matrice abilmente rifusi in un tutt’uno organico.

Sono le sonorità d’antan d’una settecentesca Sonata da camera per violino e basso continuo ad aprire il CD. Illustre esponente della famiglia Somis, ancorché meno noto del sommo Giovan Battista, il fratello Giovanni Lorenzo, pittore e musicista, attivo dapprima a Bologna in S. Petronio e quindi, dal 1724, suonatore nella banda militare del re di Sardegna, fu in seguito assunto in qualità di violinista presso la torinese Cappella Regia, incarico che tenne dal 1732 sino al pensionamento nel 1770. A parte il giovanile soggiorno bolognese, raramente si allontanò da Torino; è documentato un unico viaggio a Parigi nel ’53. Agiato ed amante della vita di corte, possedette una "vigna" ovvero una villa sulla collina torinese. Chissà s’ebbe mai occasione di esibirsi tra le mura della Reggia di Venaria o di frequentarne i convivi? Piace immaginarlo, anche se la circostanza – certo verosimile – risulta solo probabile, ma non è suffragata da alcun documento. Ciò nonostante una sua opera espressamente prescelta funziona a meraviglia quale "portale" incoativo alla Reggia stessa. Tagliata in tre movimenti e scritta nell’allora inedita tonalità di mi bemolle maggiore, la Sonata qui inclusa appartiene alla bella silloge dell’op. II. Uno slanciato e bipartito Allegro assai vi figura in prima posizione; pagina dalle vaste escursioni intervallari, nonché impreziosita da festoni di terzine, si presenta ragguardevole per l’esplorazione d’un vasto itinerario tonale. Vi fa seguito un intenso Andante nella brunita tonalità di do minore, intessuto d’inflessioni ricche di pathos ed emozionanti trasalimenti. A chiudere in serenità interviene uno scorrevole Allegro in guisa di giga dalle aitanti figurazioni che paiono suggerire eleganti movimenti di danza, ideali per una cornice in bilico tra opulenza barocca e rococò.

Ma il vero piatto forte del CD è Picander 2004 di Piacentini, articolata composizione – ovvero «azione tragicomica» secondo quanto recita il sottotitolo – per soprano, bass-baryton, flauto, archi, cembalo e "foto-suoni" che l’autore stesso definisce «una divertita parodia sui nuovi mecenati della cultura e sull’odierna crisi delle committenze». Il lavoro, che con arguzia e compiaciuto divertissement accosta recitativi, duetti swingati, intermezzi puzzle ricchi di humour (come il primo fitto di riconoscibili stilemi vivaldiani deformati da una lente cubista o il sapido Baccànone, ma forse occorrerebbe ri-scrivere Bach-cànone per rendere ancor più palese il gioco linguistico con riferimento al grande Kantor di cui Picander fu librettista), si conclude da ultimo con un irresistibile Concertato finale dall’insistito cin-cin, secondo la miglior tradizione settecentesca di cui Piacentini realizza una saporosa satira restaurando un filone ch’ebbe eccelsi esempi in Prima la musica poi le parole del Casti posto in musica da Salieri, nel mozartiano Schauspieldirektor o ancora nel celebrato Impresario in angustie di Cimarosa o nelle Cantatrici villane del Fioravanti, giù giù fino alla ottocentesca e divertente Prova di un’opera seria di Francesco Gnecco, maestro di Paganini. La partitura si presenta «corredata da una nutrita schiera di "foto-suoni" – avverte ancora l’autore – registrati sul campo tra l’inverno 2003 e la primavera 2004 durante i lavori dell’imponente cantiere della Reggia di Venaria Reale» ovvero la tramatura sonora, per così dire più tradizionale, appare interpuntata da materiali "captati" con rabdomantica sensibilità tra le pieghe del lavoro quotidiano, per cui c’è spazio per rumorose sonorità di martelli pneumatici e caterpillar, ma anche per più delicati rintocchi di scalpelli o remoti scalpiccii o ancora impercettibile grattare di raschietti e fantomatici cigolii. Sicché il lavoro medesimo «funge da artistico reportage sonoro, in cui strumenti particolarmente significativi della nostra tradizione musicale e "strumenti" altrettanto significativi dell’edilizia contemporanea si contrappuntano, non senza sorprese, in un rinnovato esempio di "foto-musica con foto-suoni"® – orientamento di cui Piacentini è convinto e attivo assertore – parte del più ampio progetto di sonorizzazione ambientale commissionato dalla Regione Piemonte alla Rive-Gauche Concerti».

Insomma un modo intelligente e creativo per "contaminare" con lepida arguzia materiali dissimili, armonizzandoli in un linguaggio colto, eppure fruibile con gusto sin dal primo ascolto, lontano da sterili sperimentalismi, eppure scevro altresì di corriva banalità. Un modo per rendere palpabile il senso dello scorrere inesorabile del tempo attraverso le sale della Reggia, in cui piace immaginare con un bonario sorriso crinoline e fruscianti abiti da sera di settecentesca memoria, cui rimanda la Sonata di Somis, poste a reagire con un linguaggio di natura smaccatamente contemporanea, ed ancor più con le "immagini" sonore del cantiere, fotografato nel suo divenire. L’alter ego musicale di un gigantesco work in progress quale si configura il restauro stesso? Perché no. All’ascoltatore-visitatore il piacere di ri-creare i propri percorsi, musicali, mentali e per così dire topografici, cui la musica, con la sua conclamata ed innegabile asemanticità, non fa che aggiungere quel quid di emozione che solamente i suoni riescono ad evocare. Ben più della parola o delle immagini con la loro assertiva univocità. E scusate se è poco.



 

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