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La voce contemporanea in Italia vol 1

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La voce contemporanea in Italia vol 1
Interviste ai compositori
Recensioni
Interviste al Duo Alterno

CD Stradivarius (Milano, 2005) prodotto da Rive-Gauche Concerti con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione CRT.
Questo è il primo CD della serie dedicata al repertorio vocale da camera italiano del '900 e contemporaneo.
Interpreti: Duo Alterno (Tiziana Scandaletti soprano, Riccardo Piacentini pianoforte).


Estratto da "La voce contemporanea vol. 1"


TRACKLIST

Azio Corghi
Ricordando te, lontano per voce e pianoforte (1962)
1. Cori descrittivi di stati d’animo di Didone – III
2. La rosa bianca
3. Le mie mani
Testi di Sibilla Aleramo, Attilio Bertolucci, Giuseppe Ungaretti
Edizioni Ricordi

Luigi Dallapiccola
Tre Poemi per voce e pianoforte (1949, vers. dell’autore)
4. I
5. II
6. III
Testi di James Joyce (trad. it. Eugenio Montale), Michelangelo Buonarroti, Antonio Machado
Edizioni Universal

Domenico Guaccero
Da “Tre Liriche di Montale” per voce e pianoforte (1951)
7. Spesso il male...
8. Felicità raggiunta...
Testi di Eugenio Montal
Edizioni Semar

Luigi Nono
9. Da “La fabbrica illuminata”: Finale per voce sola (1964)
Testo di Cesare Pavese
Edizioni Ricordi

Goffredo Petrassi
Due Liriche di Saffo per voce e pianoforte (1942)
10. Tramontata è la luna
11. Invito all’Eràno
Testi di Saffo (trad. it. Salvatore Quasimodo)
Edizioni Suvini Zerboni

Riccardo Piacentini
Mano mobile clic (rap fotografico-digitale) per voce femminile, mani e “foto-suoni” (2001)
12. Il dito grilletto
13. Lira d’Orfeo
Testo di Sandro Cappelletto
Inedito

Giacinto Scelsi
Tre Canti di primavera per voce e pianoforte (1933)
14. Una risata
15. Capri
16. Ritmo
Testi di Sibilla Aleramo
Edizioni Ricordi

Il Duo Alterno racconta...

“Chi l’avrebbe detto? Ce ne voliamo a Vancouver (siamo nel febbraio 1997) per il nostro primo concerto in duo e anche per la prima delle master-class sulla vocalità da camera italiana del ‘900 e contemporanea; poi dalla University of British Columbia ci chiamano ancora. E non finisce qui. Cominciano i tour de force che, nell’arco di sette anni, ci portano in mezzo mondo. Entriamo, come docenti ospiti, in istituzioni quali la UBC e la Simon Fraser University di Vancouver, l’Accademia Sibelius di Helsinki, il Conservatorio Statale di Tashkent, la UMBC di Baltimora, la Bowling Green State University, la Rutgers State University of New Jersey, il Conservatorio Statale di Almaty, la Joong Ang University di Seoul, il Conservatorio Centrale di Pechino, la Wilfrid Laurier University di Waterloo, la Madras Musical Association di Chennai, la Universitas Pelita Harapan di Jakarta, lo Xavier College di Melbourne, il Mannes College di New York.

Così l’esperienza artistica diviene per noi un tutt’uno con l’esperienza umana, dove viaggiare significa tenere concerti e workshop, ma non solo: significa interagire a più livelli con gli studenti e i professori del posto, con il pubblico e gli organizzatori, qualche volta sorprendendoli con il nostro repertorio e con tecniche di apprendimento a loro ignote o, viceversa, facendoci noi sorprendere dai loro repertori e dalle loro tecniche. Come quella volta in Kazakhstan, quando il Conservatorio di Almaty organizzò per noi – e ci permise di registrare! – un concerto a porte chiuse tenuto da professori e studenti con i loro strumenti etnici e le loro incredibili musiche sciamaniche; o come quando alla Wilfrid Laurier University di Waterloo scoprimmo, una volta arrivati, che il festival in cui dovevamo esibirci era stato meravigliosamente congegnato e, in più, aveva per titolo Festival Piacentini Scandaletti; o, ancora, come quando a Chennai ci fu concesso di entrare a piedi scalzi nella Madras Music School ed ascoltare e registrare ogni meraviglia delle loro lezioni minimali (non ci lasciavano fare fotografie, ma in compenso potevamo registrare, ovvero “fotografare i suoni”, senza che avessero da obiettare). Parafrasando Schoenberg nella sua prefazione alla Harmonielehre, le nostre master-class le abbiamo “imparate” dagli studenti, cammin facendo, e il Duo Alterno non esisterebbe nemmeno se non avessimo imparato da queste straordinarie esperienze.

Qualche volta, però, siamo stati noi a stupire. A Tashkent Tiziana fece distendere a terra tutti gli studenti della nostra master-class chiedendo loro di rilassarsi e sperimentare le tecniche yoga di respirazione unitamente ai princìpi del grande foniatra Alexander Tomatis: ubbidirono tutti increduli e poi non finivano di ringraziare. Un’altra volta, a Pechino, in una sala gremita di studenti che della vocalità italiana sapevano sì e no qualcosa su Verdi e dintorni, abbiamo presentato in prima cinese quel capolavoro assoluto della musica vocale da camera italiana che è L’adieu à la vie di Alfredo Casella, rincarando la dose con brani di Berio, Morricone e di altri contemporanei che lasciarono tutti a bocca aperta per la meraviglia. All’Universitas Pelita Harapan di Jakarta, invece, uno studente letteralmente entusiasta volle raccomandarci il suo insegnante, che non aveva potuto essere presente alla master-class, insistendo perché lo contattassimo via e-mail per eseguire nel prossimo futuro un pezzo di Riccardo. Alla Rutgers State University propinammo la “foto-musica con foto-suoni”® cui stiamo lavorando dal 1999, con largo impiego delle risorse vocali di Tiziana e di quelle compositive di Riccardo, per la sonorizzazione di musei e castelli del Piemonte e gli applausi degli studenti furono veri e sinceri, calorosi oltre misura. Idem quando tenemmo una master-class alla Universitas di Aarhus. Su queste cose, le orecchie, gli occhi e l’istinto non sbagliano.

Perché ci soffermiamo tanto sulle master-class e non sui concerti? Perché le master-class hanno sempre rappresentato per noi il momento cruciale del confronto diretto con le realtà del luogo. Spesso abbiamo incontrato un autentico calore nel pubblico dei nostri concerti (formidabile l’esperienza in Danimarca, ma anche nei paesi del centro Asia, o ancora in Indonesia e in Australia, per non dire di alcuni felicissimi momenti in Nord America), ma dovunque registrassimo una calda accoglienza, ancora più calda la riscontravamo nel momento magico dell’incontro con gli studenti. E’ qui che abbiamo sempre avuto la netta sensazione di trasmettere e ricevere messaggi destinati a rimanere. Qui ci è parso di comunicare davvero, con la voce della musica e la voce della parola. Quante “confidenze” abbiamo ricevuto da professori e studenti del Conservatorio di Almaty! Quale squisita ospitalità ci hanno dimostrato gli studenti del Conservatorio Centrale di Pechino, durante e dopo le nostre master-class durate ben cinque giorni!

Da ultimo, ci si può chiedere perché il nostro racconto verta sui paesi stranieri e non sull’Italia che vogliamo preminentemente rappresentare nei nostri programmi. La risposta è semplice e diretta: il Duo Alterno si occupa di promuovere la musica vocale da camera italiana dal ‘900 storico ai contemporanei. Frequenti sono le collaborazioni con Enti italiani e tuttavia prioritaria è l’attività di “esportazione” culturale laddove la musica italiana latita o è conosciuta per i suoi stereotipi. E’ vero che il mercato dell’immagine, sia la sua valenza culturale o altra, punta sulla stereotipia, ma non vorremmo che la stereotipia facesse troppo rima con miopia, perché la musica vocale da camera italiana merita un’attenzione che persino i musicologi stentano ad accreditarle. Certo l’Opera ha assorbito le migliori energie della nostra voce italiana, quasi come la canzone di quella che fu ministerialmente definita musica popolare contemporanea. Bene, esiste dell’altro meravigliosamente bello e il Duo Alterno è questo che vuole raccontare.

Il progetto articolato di tre CD che ripropongano – anzi propongano, visto che si tratta di un’idea nuova e, in più casi, di prime incisioni – un percorso “ragionato” tra i grandi della nostra lirica da camera, da Dallapiccola e Petrassi in su, non ignorando le ultime generazioni e scoprendo un giovane e sconosciuto Scelsi così come un Guaccero e un Corghi ante litteram, crediamo si possa collocare tra le operazioni culturali che non vogliono brillare per spettacolarità, ma piuttosto per necessità. E infatti è necessario, almeno a nostro avviso, colmare le imperdonabili latitanze di un repertorio cameristico vocale che nell’Italia del canto conta gemme preziose che reclamano una conoscenza che può essere trasmessa attraverso concerti, master-class (seminari, lecture, workshop...) e, affinché i “reperti” rimangano e non si perdano nell’attimo fuggente della performance più o meno spettacolare, anche con incisioni discografiche.

Questa è La voce contemporanea in Italia. Questo è il Duo Alterno.”



 

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