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Tosti 1916



Un nuovo CD prodotto da Rive-Gauche Concerti per Urania Records (LDV 14033) con le ultime opere di Francesco Paolo Tosti eseguite su uno splendido pianoforte Erard del 1904, unitamente a un brano con foto-suoni registrati nei luoghi natale di Tosti. È la prima incisione filologica di questi lavori su pianoforte d'epoca e con i metronomi originali dell'autore. Di seguito la track-list e “Il Duo Alterno racconta...”

Francesco Paolo Tosti

La sera (1916)
- Introduzione                                                                                  
- Rimanete, vi prego, rimanete qui                                             
- Ci ferirebbe forse, come un dardo la luce                             
- Ma chi vide più larghi profondi occhi                                    
- E quale cosa eguaglia nella vita del mio respiro                 
- Piangi, tu che hai nei grandi occhi la mia anima                 
(testi di Gabriele D'Annunzio)

Resta nel sogno! (1916)
(testo di Bruno Vignola)

Anima mia (1915)
(testo di Gabriele D'Annunzio)

Parole del ricordo mio! (1916)
(testo di Roberto Bracco)

Consolazione (1916)                                
- Non pianger più
- Ancora qualche rosa è ne' rosai...

- Tanto accadrà, ben che non sia d'aprile...

- Perché ti neghi con lo sguardo stanco?

- Sogna, sogna, mia cara anima!

- Settembre (di’: l'anima tua m'ascolta?...)

- Quanto ha dormito, il cembalo!...

- Mentre che fra le tende scolorate...

(testi di Gabriele D'Annunzio)

 

Appendice

Ninna nanna (1912)
(testo di Gabriele D'Annunzio)

Due piccoli notturni (1911)                     
- Van li effluvi de le rose
- O falce di luna calante

(testi di Gabriele D'Annunzio)

For ever and for ever (1879)

Giacomo Puccini
Piccolo valzer (1894)

Riccardo Piacentini
Aimez quand on vous aime! (2016)

vers. con soli foto-suoni                                                                
vers. per pianoforte, videoproiezioni e foto-suoni                 
(su immagini e foto-suoni raccolti nei luoghi tostiani)




Il Duo Alterno racconta...

 

Dal booklet del CD “Tosti 1916”

 

C’è un fil rouge che ci riconnette indissolubilmente agli anni di commiato dalla musica e dalla vita di Francesco Paolo Tosti. È il filo che congiunge le ultime manifestazioni del “belcanto”, i suoi estremi capolavori, specie quelli in ambito cameristico, con i loro “postumi” storicamente riscontrabili. Lo stesso Tosti ci lascia, con le ultime romanze, un testamento musicale che a nostro avviso guarda al futuro assai più che al passato.

Già nella seconda metà dell’Ottocento, una visione manichea di medievale memoria ha indotto a collocare inesorabilmente alcuni compositori nell’orbita del passato e altri in quella del presente. Non che simili forme di “distinzione” non avessero già toccato personaggi come Johann Sebastian Bach, ma è dal secondo Ottocento che la diatriba tra progressisti e reazionari ha assunto singolare rilevanza nelle vicende storiografiche. Così, da più parti Tosti è stato considerato, in qualunque decennio della sua attività compositiva (dal 1859 al 1916), un autore “passatista”. E non v’è dubbio che la sua produzione, almeno a un primo superficiale ascolto, denoti forti aspetti di coerenza stilistica e un sound altamente riconoscibile.

Tuttavia tre aspetti vanno considerati: il primo riguarda il fatto che egli, nonostante fosse, a detta dello stesso Verdi, il più grande didatta di canto dell'epoca, non scrisse mai per il teatro dedicandosi assiduamente ed esclusivamente al repertorio cameristico (quasi cinquecento le sue romanze); il secondo fattore riguarda il profondo senso critico, quando non l’ironia, che abita i suoi lavori nella consapevolezza dei risvolti sociali del proprio agire artistico, anche in riferimento alle evoluzioni del gusto e delle situazioni destinate ad accogliere le sue romanze; il terzo fattore, conseguente ai due precedenti, è che l’ultimissima fase creativa di Tosti, quella risalente agli anni 1911-16, manifesta aspetti di novità inequivocabili rispetto alla produzione antecedente.

Quest’ultimo punto merita massima attenzione. Concentrandoci sulle romanze scritte o completate nell’ultimo anno di vita, ci accorgiamo che tutte le sue energie convogliano principalmente in due cicli dannunziani (La Sera e Consolazione) in cui le scelte musicali frantumano il testo, che in entrambi i casi è in forma originaria di poemetto unitario, scomponendolo in singole romanze dal carattere deliberatamente aforistico. In La Sera si tratta di cinque romanze, in Consolazione otto, brevi o brevissime. Tosti interviene con una certa drasticità sulla forma del testo di D’Annunzio, cosa per nulla ovvia e, soprattutto, inedita rispetto a quanto fatto in precedenza da molti altri compositori, apparentemente più audaci ma in realtà ubbidienti alla struttura originaria del testo. Neanche le più note Quattro canzoni di Amaranta si avvicinano in alcun modo a questa “scomposizione” del testo operata nell’ultima fase. È fondamentale insistere su questo aspetto perché qui sta una delle chiavi che permettono di cogliere la novità sottile di cui sono intrise le più tarde romanze tostiane. Scomposizione del testo, carattere aforistico, essenzialità del segno (e del suono che ne consegue), intervento “subcutaneo” che altera i rapporti formali delle parole decise in partenza dall’autore. Ce n’è quanto basta per individuare in tutto ciò l’antecedente di fenomeni a venire.

Ma c’è dell’altro. Ai due cicli dannunziani si aggiungono nel 1916 due romanze su testi indubbiamente più modesti (quante volte Tosti ha lamentato, specie sul finire della vita, la difficoltà a trovare delle buone parole per la sua musica). Si tratta di due composizioni che per ragioni opposte si rivelano molto interessanti dal punto di vista musicale: Resta nel sogno! e Parole del ricordo mio! La prima delle due romanze si presenta “leggera” ed estroversa, stranamente priva di indicazioni sia dinamiche sia agogiche ed espressive, contrariamente alla tipica meticolosità tostiana. La seconda romanza è invece molto più cupa e introspettica, precisa e dettagliata nelle indicazioni e, nello stesso tempo, sobria ed essenziale: le note dell’accompagnamento pianistico sono pochissime, articolate in semplici triadi, o più raramente settime, con sporadiche e strategiche appoggiature, concatenate con funzionale ineccepibile rigore; la parte vocale pare muoversi docile alle parole, e alle trasparenti armonie, con netta prevalenza di gradi congiunti e di dinamiche che amplificano le intenzioni già insite nella “facile” direzionalità melodica. Il prodigio è che da un lato la leggerezza si traduce in una vocalità intensa e generosa, per nulla facile, mentre dall’altro la cupa introspezione apre a un paesaggio surreale e impalpabile, come se tutto tendesse a lievitare verso l’alto. Studiare e ripetere più e più volte questi due brani è stata per noi un'esperienza senza precedenti, come provare sensazioni contrapposte eseguendo il schubertiano Der Leierman.

Qualcosa di molto simile accade in particolare con Parole del ricordo mio!, dove l’incedere persistente degli accordi e la sostanziale assenza di modulazioni, che non abbandonano mai la sfera centrale e ipnotica di sol minore, pare fermare il tempo. Un tempo senza tempo, un movimento senza movimento... Con questa differenza: che in Tosti l’assoluto dominio del mezzo vocale plasma in tutto il fraseggio, con i rintocchi del pianoforte che scandiscono uno spazio senza spazio, contemporaneamente mobile e immobile, mentre in Schubert il fraseggio dipende da una concezione musicale meno legata al respiro vocale e più a quello strumentale.

L’anno precedente vede un unico brano, Anima mia!, estratto da Per morire del 1892, ancora su testi di D’Annunzio. La decontestualizzazione, datata 1915, di questa pagina ha un fine sociale esplicitato dalla dedica ai terremotati abruzzesi. Tosti decide qui di riprendere un suo vecchio frammento e di comunicargli nuova vita, ed il senso che ne deriva è totalmente altro. L’accordo di dominante, su cui l’intera pagina si sospende, è un esempio forse unico nella storia della lirica da camera. Il tutto si compie in una ventina di secondi. L’esecuzione può tradizionalmente contare su una soluzione ritornellata che noi abbiamo scelto di dividere in una prolusione pianistica dal sapore quasi improvvisativo seguita dal canto.

Il 1914 e il 1913 sono anni di totale silenzio per Tosti, mentre sei romanze si ritrovano nel 1912, pubblicate poi l’anno successivo. Tra queste abbiamo incluso nel nostro repertorio la sola scritta in quell’anno su testi dannunziani, una dolcissima Ninna-nanna che nessun pianoforte odierno potrà sperare di restituire al suono originale, con una parte vocale che, curiosamente per una ninna-nanna, cresce di intensità dalla prima alla terza strofa per accomiatarsi nel sussurro di una coda infinitamente affettuosa. Ancora un anno indietro, 1911, e troviamo sette romanze di cui anche qui una soltanto su testo dell’amico e conterraneo Gabriele, i Due piccoli notturni pubblicati sul finire dello stesso anno da Ricordi. Con questo lavoro ci si riaggancia al Tosti degli anni precedenti, ma i tratti cameristici sono accentuati in modo insolito, a preludio degli sviluppi futuri. E anche in questo caso eseguire un lavoro di tanta struggente intimità su un pianoforte d’epoca rende giustizia a un sound che difficilmente potrà essere ricostruito su un pianoforte odierno, per quanto eccellente.

A proposito della scelta del pianoforte, elemento tutt’altro che secondario nel repertorio cameristico vocale, ci siamo orientati, dopo attenta valutazione, su un Erard del 1904. La scelta di avvalerci di uno strumento originale si basa sull’esigenza di ottenere un’aderenza stilistica oltre che di contenuto, a fronte della quale le diatribe tra antico e moderno, vecchio e nuovo, passato e presente suonano vuote.

E qui sta il punto. Tosti, particolarmente il Tosti più recente, non appartiene al passato nella misura in cui ha saputo guardare al futuro. Non è questione di senno di poi, ma di fenomenologica considerazione. La nostra “lettura” non pretende di essere positivisticamente oggettiva, né ambisce a una pretestuosa forma di “progresso”, ma invita, forse per la prima volta, a focalizzare l’attenzione sullo straordinario acume, e la “contemporaneità”, con cui il principe della voce da camera italiana si è congedato da un mondo che stava radicalmente cambiando, essendone lui perfettamente cosciente. Fino all’ultimo!

È in onore di questa sua straordinaria “coscienza creativa” che il disco si completa con quattro bonus track di cui due richiamano a un valzer giovanile del 1879, intriso di garbo e sottile ironia, e l’altra al Piccolo valzer di Giacomo Puccini, del 1894, prezioso antecedente del più celebre Valzer di Musetta de La Bohème, dolcissimo e al tempo stesso emotivamente trascinante. Entrambi i lavori sono in versione pianistica originale. Il confronto tra questi due valzer, il primo di ascedenza viennese e il secondo parigina, intende ricordare quanto Puccini debba in termini di successo artistico a Tosti, e quanto la dimensione cameristica sia lontana da quella operistica. L’intimità presente nell’uno e nell’altro lavoro non toglie quanto For ever and for ever appartenga a un universo nel quale le emozioni sono filtrate attraverso una sorta di discrezione, mentre nel Piccolo valzer, nonostante l’estrema economia dei mezzi, l’impatto è quello di un’emozione amplificata e a tutti gli effetti “teatrale”.

Le ultime due bonus track si riferiscono al paesaggio sonoro di Ortona, terra natale di Tosti, dove abbiamo registrato e “composto” i foto-suoni delle stradine e i vicoli attuali, che ancora odorano degli anni tra Otto e Novecento. Tra le case d’epoca, tra fontane e ciottolati che sembrano lasciati così com’erano, abbiamo catturato qualcosa del contesto acustico che, immerso in suoni più recenti, anche oggi resiste, e lo abbiamo contrappuntato con l’elaborazione di uno dei rari duetti vocali della produzione tostiana, Aimez quand on vous aime!



 

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