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I suoni delle cose - Scritti

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Scritti di Sandro Cappelletto

Ho perso il primo treno della mia vita una mattina d’inverno degli anni Settanta. Dovevo andare a Milano, partendo da Venezia con il ‘rapido’ delle 7.24.

C’è nebbia, i vaporetti sono fermi, attraverso Venezia a piedi, di corsa, arrivando a Santa Lucia in tempo per vedere il fanale rosso dell’ultima carrozza del "Settebello", un treno meraviglioso, perdersi in quel candore fittissimo e immobile.

Dovevo dare un esame all’Università Statale; arrivai a metà pomeriggio, il professore era semplicemente allibito del mio ritardo e io non osai raccontare la storia della nebbia. Sembrava una scusa.

Poi, ho continuato: dovevo andare a Pisa e finivo a Pistoia, dopo essere salito su un diretto che partiva dallo stesso marciapiede della stazione di Santa Maria Novella, ma dall’altro binario. Mi accomodavo sulla carrozza di coda, senza leggere la scritta: "Queste vetture non partono"; passato l’orario di partenza, mi affacciavo dal finestrino e vedevo il binario sgombro, il mio treno lontano e perso.

La realtà si prolungava durante il sonno: per anni, le mie notti sono state attraversate da vagoni, binari, annunci, ritardi, code alla biglietteria, partenze e naturalmente da treni persi, sempre, angosciosamente persi.

Ora, la situazione è cambiata: in treno ci vivo, così sono sicuro di non perderlo più. Sono un abbonato della tratta Roma-Firenze: distanza 314 chilometri, 96 minuti di viaggio, almeno guardando l’orario. Viaggio circa sei volte a settimana, senza contare gli straordinari. Mi sento talmente a casa mia, che una sera – era l’ETR delle 22.54, l’ultimo – mi sono addormentato in una poltrona singola della carrozza 3. Teneramente, mi ha svegliato una squadra delle pulizie.

Quando Riccardo Piacentini mi ha proposto questa nuova collaborazione, pensata per il Museo Ferroviario di Bussoleno, il titolo si è imposto subito, "Treni persi".

Nel racconto, tre situazioni si sovrappongono: una giovane donna è in viaggio per raggiungere il fidanzato. È partita un po’ controvoglia e sembra che tutto congiuri contro quel progetto di week-end amoroso: brutto tempo, ritardi, coincidenze che saltano, gallerie che rendono muto il cellulare, fidanzato probabilmente sempre più nervoso. Implacabile, indifferente alle sue ansie, una voce continua a scandire la serie infinita di annunci, consigli, ingiunzioni che tengono – diciamo così – compagnia alla viaggiatrice triste. Una gragnuola di informazioni via via più inquietanti, scoraggianti, incomprensibili in un inglese d’obbligo.

Alla "voce che viaggia" si alterna una "voce che ha viaggiato"; quella di un ferroviere che racconta le bellezze della Cuneo-Ventimiglia, gioiello dell’ingegneria ferroviaria. Evoca gallerie, ‘chiocciole’, ponti con l’affetto di chi queste ‘creature’ le ha viste nascere, le ha attraversate molte volte, dopo aver atteso per anni la ricostruzione della tratta, quasi distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. La ferrovia diventa così luogo di affetti e di memorie.

Riccardo Piacentini ha in questi anni sviluppato una personale poetica, che ha battezzato ‘foto-suoni’. Ogni sito ha la sua vita e la sua storia acustica. Lui la raccoglie, la ‘fotografa’, la campiona, la restituisce elaborata quanto basta per riconoscerla, percependo insieme il suo intervento creativo: esemplare la serie di "Gioco-treni" che conclude il disco.

Assieme alla propria musica, sempre molto inventiva nelle scelte strumentali, e alla vocalità di Tiziana Scandaletti, sua preziosa compagna di… viaggio, Riccardo crea così un andare-venire tra il passato e il presente di un luogo collettivo, come in questo caso il treno, e la nostra individualità che percorre e vive quegli stessi spazi. Così, memoria e azione, passato e presente si uniscono.

Lavorare con lui è uno stimolo continuo. Ringrazio la Provincia di Torino e il Museo FERALP che ci hanno offerto questa nuova opportunità di collaborazione.

Scusandomi per l’assenza – non ci crederete, ma sono in treno – Vi invio un saluto affettuoso.

Sandro Cappelletto
dalla presentazione scritta per la conferenza stampa del 6 febbraio 2004 sul CD Treni persi

 

È stato necessario imparare ad ascoltare. Nient’altro; poi i fatti, la storia e le emozioni che quelle voci, quelle immagini sonore – quella memoria – dicevano, si sono imposti.

‘Sentire’ Traversella, questo è stato il nostro obiettivo. Restituire la complessità di una vicenda dura, importante, dolorosa, misteriosa come tutto quello che accade in una dimensione estrema: la miniera lo è.

Nella drammaturgia di Mina miniera mia, il racconto dei protagonisti incontra il loro habitat sonoro: la poetica dei foto-suoni del maestro Piacentini, la sua libera rivisitazione di un dato che gli viene consegnato dal tempo, dalla storia, trova in questa occasione un momento alto di verifica, si rivela uno straordinario strumento di conoscenza.

Il foto-suono è come la biblioteca universale immaginata da Borges: conserva le tracce acustiche, oggettive e soggettive, di un sito, innerva ciò che è stato nella verità del nostro ricordo di oggi, lo rivive nella voce che evoca e ricrea i materiali musicali consegnati dalla tradizione. Fedelmente, ‘sentitamente’, nella libertà dell’artista.

Sandro Cappelletto
dalla presentazione scritta per la conferenza stampa del 16 maggio 2004 sul CD Mina miniera mia

 



 

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